• ketyf8

"Cara vita mia": la mia sfida più grande


Scrivere una biografia non è una cosa per tutti.

Bisogna essere attenti ascoltatori e capire quel che il protagonista non dice.

La signora Argia è una donna che ama la risata in compagnia e le chiacchiere davanti a una tazzina di caffè.

È la donna d’altri tempi che rappresenta ogni nonna, perché ognuna di loro ha vissuto una vita difficile, ma solo poche hanno avuto il coraggio di raccontarlo.






Per due anni, mi sono seduta al tavolo della cucina di Argia, penna e quaderno prendendo appunti e segnandomi cosa avrei dovuto approfondire, perché la realtà storica che ha vissuto la signora, non è la mia. Quel che io do per scontato (lavarmi i denti, la macchina, cibo, igiene), per lei non lo è, e più di una volta mi sono bloccata, penna a mezz’aria, a tempestarla di domande perché per me era inconcepibile il non potersi fare una doccia in inverno, o anche solo essere operati di appendicite senza anestesia. Ma una volta era così e noi, oggi, lo abbiamo dimenticato.

Lo diamo per scontato.

Non lo apprezziamo più.

Ma se ora abbiamo il bagno in casa, un’alimentazione variegata, una scuola da frequentare, è anche grazie a donne come Argia che hanno dovuto soffrirne l’assenza e battere i pugni più volte contro il muro di quella triste realtà, per riuscire ad abbatterlo e a costruirne un altro.


Argia, una ragazza piena di sogni che sposa il principe azzurro sbagliato. La donna che ha imparato a sue spese che cosa significasse trascorrere una vita imprigionata in un matrimonio infelice.

“La mia forza sono sempre stati i miei figli, e ora i nipoti”.

Me lo ha sempre detto Argia.

Una volta, se le cose fra coniugi andava male, ci si armava di tanta pazienza e si sopportava, si cercava di trovare un compromesso, bello o brutto che fosse. Non si andava via.

Ora siamo arrivati all’opposto: si scappa dal matrimonio con la stessa facilità con cui si cambiano i calzini.

Scrivere la biografia di Argia è stato sicuramente istruttivo ed è stato affrontando le difficoltà che quel tipo di narrazione comporta, che mi sento cresciuta. Mettere in ordine i pensieri, trasferire gli stati d’animo della protagonista, documentare e far capire al lettore com’è stato il nostro passato e com’è stato affrontare, per tutti, fra cui Argia, la pandemia.

Scrivi, documenta, scrivi, cancella, controlla le fonti.



Non so se scriverò ancora libri di questo tipo, ma di una cosa sono certa: devo ringraziare Argia per avermi dato la possibilità di crescere prima come persona e poi come artista, per avermi convinta a raccontare la sua vita.

Per avermi fatto capire, ancora una volta, l’importanza delle piccole cose.



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